Ci sono articoli che si leggono e si dimenticano. Altri, invece, continuano a risuonare nella mente perché riescono a creare un ponte tra passato e presente. È quello che mi è accaduto leggendo sul Sole 24 Ore di domenica 2 agosto il bellissimo intervento di Andrea Gentile, Odissea molisana con i camminatori di Ripabottoni.
Gentile racconta una paura infantile vissuta nell’ospedale di Isernia: ogni notte, nel silenzio, il rumore di passi provenienti dal piano superiore sembrava assumere le sembianze della morte. Per vincere quella paura, il bambino Andrea trovava rifugio in una semplice carta geografica del Molise, imparando a memoria i nomi dei suoi paesi. Ripabottoni, Pietracupa, Castelbottaccio, Roccapipirozzi… parole che diventavano un incantesimo contro il buio.
Poi il racconto compie un salto nel tempo e acquista un significato ancora più profondo. Studiando gli scrittori molisani, Gentile scopre che proprio Ripabottoni era il paese di Arturo Giovannitti, emigrato negli Stati Uniti all’inizio del Novecento, sindacalista, poeta e protagonista di una delle più clamorose vicende giudiziarie dell’America di quegli anni. Leggendo il suo poema The Walker, ritrova le stesse parole che avevano accompagnato la sua infanzia: quei passi nella notte, quel camminatore che sembrava appartenere soltanto ai suoi ricordi e che invece era già entrato nella poesia di Giovannitti.
È un passaggio straordinario, perché ci ricorda che la letteratura non nasce dal nulla. Le storie dialogano tra loro, attraversano il tempo, si cercano. Un bambino che sfoglia una carta del Molise e un poeta rinchiuso in una cella americana finiscono per incontrarsi, grazie alla forza della parola.
Forse è proprio questo il valore più autentico della letteratura molisana. Non è una letteratura “minore”, come qualcuno ha superficialmente sostenuto in passato. È una letteratura che nasce da una terra apparentemente periferica ma capace di parlare dell’uomo, della memoria, della paura, della speranza. Lo hanno dimostrato, ciascuno con il proprio stile, Francesco Jovine, Alberto Mario Cirese, Lina Pietravalle, Giose Rimanelli, Felice Del Vecchio e molti altri. Oggi quella stessa eredità continua a vivere in autori come Andrea Gentile, che non imitano i maestri, ma raccolgono il filo della loro ricerca.
Ed è significativo che tutto questo trovi spazio sulle pagine del Sole 24 Ore. Non è soltanto il riconoscimento del talento di Andrea Gentile. È il riconoscimento di una tradizione culturale che il Molise custodisce da oltre un secolo e che continua a sorprendere.
Leggendo quelle righe ho pensato che, forse, il vero camminatore non è soltanto quello evocato da Giovannitti o ascoltato da Gentile nelle notti dell’infanzia. Il vero camminatore è la letteratura stessa: continua il suo cammino nel tempo, passa da uno scrittore all’altro, attraversa generazioni diverse e ci ricorda che ogni territorio vive davvero finché qualcuno continua a raccontarlo.
di Giuseppe Lembo
